Rosso Carpaccio

Blog di antropologia del cibo

Rosso Carpaccio

Il rosso, il tonno è rosso, il rosso è rosso, e quando dico rosso parlo del rosso. Rosso Carpaccio!
Il rosso fa paura.
Il rosso è la fuoruscita
il rosso è la perdita
La vista del rosso va svenire
Il rosso fa schifo
Il rosso eccita e fa incazzare
Il rosso è fuoco terra ed aria
Il rosso è liquido che con il calore diventa solido
Dove c’è rosso c’è vita
Il Carpaccio è rosso
Il rosso è sacrificio
Il rosso fa male
Il rosso inebria
Sono 10 i litri di rosso nel nostro corpo

Ma chi lo avrebbe mai detto che il pittore veneziano Vittore Carpaccio del 500 sarebbe diventato una fetta sottilissima di controfiletto di manzo? Nessuno. Nemmeno Giuseppe Cipriani proprietario del famoso Harry’s Bar di Venezia che per soddisfare  i capricci dietetici di una nobildonna negli anni cinquanta, creò questo piatto di carne cruda ricoperto di una salsa bianca a base di maionese, chiamandolo col suo nome.   Il richiamo ai colori e la coincidenza  di una mostra fecero il resto. Confesso che devo la scoperta del fantastico Artista veneziano a questa ricetta, sono sicuro che mi perdonerete perché sono stato sincero. Ma penso francamente di essere in buona compagnia. Devo anche dire che Cipriani ebbe una grande intuizione sia nel nome Carpaccio che nel piatto, effettivamente ne richiama i toni. Oggi il termine Carpaccio lo si usa per indicare fette sottilissime di qualcosa: avete mai sentito dire Carpaccio d’Euro? Beh tra un po sarà una ricetta internazionale come il Carpaccio di Manzo svalutato.

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