Il turco “Dimezzato”

Si racconta che nel 1091 i Normanni, capeggiati dal conte Ruggero d’Altavilla, nei pressi di Donnalucata, cittadina sul mare in provincia di Ragusa nel comune di Scicli, ingaggiarono la battaglia decisiva contro i Saraceni guidati da Badr Al Gamali detto Belcane dai siciliani. Quando la sorte sembrava decisamente segnata per gli sciclitani, come sempre appare una donna, la Madonna delle Milizie, su un cavallo bianco, vestita di rosso ed un manto celeste, una corona d’oro e la spada in mano. Una donna (Madonna: madre e donna e sempre vergine come vuole la tradizione) arrabbiata e decisa, raffigurata nella statua del fercolo, mentre calpesta e trascina con gli zoccoli del cavallo i nemici saraceni (politically incorrect). La battaglia, manco a dirlo, viene vinta dai cristiani che scacciarono per sempre gli infedeli.
Le donne come simbolo di guerra sono rare, rarissime, sono l’estremo rimedio dell’arroganza maschile, quando è perdente.  Dalle Amazzoni, alle mitologiche donne guerriere greche, a Giovanna d’Arco, passando per principesse da fiaba, donne-samurai, donne Kung Fu delle arti marziali cinesi, oppure le odierne combattenti curde. Donne guerriere da ammirare per il carattere deciso e coraggioso, hanno dimostrato che la forza non sta nel corpo. Telesilla di Argo, La regina di Palmira, Zenobia, Artemisia I, regina di Caria, Caterina Sforza e tante altre donne spesso dalle sembianze maschili hanno perso la loro identità femminile per uccidere i loro stessi figli, donne che portano l’elmo, la corazza oggi donne che portano pantaloni. La Madonna delle Milizie di Scicli è un raro esempio di donna guerriera legata alla religione cristiana. Stupisce ancor di più che nasca in sicilia terra in cui le donne sono madri, madonne o lupe.
In ricordo, ancora oggi a Scicli, ogni anno a maggio viene rievocata la battaglia con una rappresentazione “moresca” popolare. In ricordo della vittoria ancora adesso viene realizzata la “testa di turco”, un dolce immenso e consolatorio, a forma di turbante arabo che fa paura persino ai pancreas più efficienti. In fondo cattivi e buoni, dolce e amaro, sono gli assi cartesiani del racconto antico e moderno.

Il turco Dimezzato

By 19/07/2017

Un maxi Bignè godurioso che consola da tutte le guerre vinte dalle donne, un'apoteosi del gusto, una iperbole divina e sconvolgente, a riprova che  i vinti lasciano il territorio ma non l'anima dei vincitori. I sciclitani hanno vinto sui Saraceni ma la cultura araba domina ancora il linguaggio e la cucina siciliana, una ricchezza senza precedenti che fa del territorio ragusano con Modica e Scicli, Comiso e Vittoria, uno dei territori più ricchi del mediterraneo, putroppo vittima di una economia dimezzata da una politica incapace. Citando Calvino, ho pensato a questo dolce come una figura retorica metonimica, una citazione rimossa di un pezzo mancante: la testa di turco è mozzata, figura cruenta e mostruosa diventa libidine zuccherosa, per esorcizzare la paura dell'invasore e del diverso e diventare simbolo di pace e di purificazione: tenero, affettuoso, amabile da gustare con un cucchiaino di fronte alla luna.

Ingredients

Instructions

  1.  In un tegame fate sciogliere lo strutto insieme all'acqua, dolcemente
  2. Raggiunta l’ebollizione, unite lo strutto alla farina che avrete disposto sul piano di lavoro nella classica forma a fontana
  3. Incorporate le uova, un pizzico di sale e iniziate a mescolare gli ingredienti fino a ottenere un composto omogeneo e morbido la classica pasta choux (per dirla in francese nel passato abili  a rubare quadri e ricette agli italiani)
  4. Mettetelo in una sac à poche (sempre gli stessi francesi)  e create delle montagne enormi sistemandole man mano su una placca unta.
  5. Infornate a 180-200°C per circa 30-40 minuti.
  6. Nel frattempo lavorate la ricotta insieme allo zucchero, fino a ottenere un composto soffice
  7. Incorporate le scaglie di cioccolato e utilizzate la crema per riempire le teste di turco una volta sfornate, tiepidite ed aperte.
  8. Lasciate quindi riposare qualche minuto in frigorifero prima di servire
  9. Che la battaglia abbia inizio la mia è finita crollando in una sdraio di fronte a sole di sicilia inabile e felice
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