NERO: Muta che sei una femmina!

Nero è la muta paura degli uomini verso la sonora intelligenza femminile. “Muta ca si fimmina” (tu stai zitta che sei una femmina) era la frase di mio Padre verso mia Madre, nemmeno tanto tempo fa. La vomitava come se fosse un Ventriloquo  tutte le volte che rimaneva incastrato dalle logiche argute di mia Madre. Parlava così solo in presenza di altri uomini o componenti della famiglia, a determinare con forza il suo dominio semantico, in verità mascherava la sua incapacità a dominare l’intelligenza di mia Madre. Imponeva l’insuperabile barriera del suono della parola, dove l’essere non esiste e riamane un corpo senza vita, principio di un desiderio senza amore.
« In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. »
Mi domando cosa sia il silenzio di una bocca “muta” da regole sociali, in verità emette un frastuono assordante, urla significati senza suono.
Muta ca si fimmina” esprime una debolezza relazionale, una incapacità culturale, un modello di vita senza dialogo: le donne fanno paura agli Uomini. Chi sa se le Donne lo hanno capito?
Muta ca si fimmina” di mio Padre era una via di fuga, scappava, non trovando ne logica ne buon senso, lanciava il suo comando linguistico, la sua frase magica. Non ne era convinto, si vedeva che si sforzava, si vedeva che era una frase fatta, ereditata, una frase da Ventriloquo appunto. Ma come un antico rimedio di cui non si conoscono le miracolose guarigioni, funzionava perché mia Madre stava zitta. Secondo me non ne capivano entrambi il senso, ma così avevano visto fare. Mio Padre era un buono per natura non avrebbe mai torto un capello a nessuno, nemmeno quando io, “ruruso” ( lo prendevo in giro) a lui saltavano i nervi e mi rincorreva con il suo pancione per la campagna tirandomi sassi, come se fossi un cane, ma sono sicuro che sbagliasse appositamente mira. Era obbligato ad abbaiare ma non mordeva. Era il capo, il Padre, il Padrone, così gli aveva insegnato suo Padre ed il Padre di suo Padre. Lui parlava di affari seduto sotto la cannicciata mentre mia Madre  ascoltava sull’uscio della porta. Mia Madre non si fidava e nemmeno mio Padre si fidava di se stesso. La lasciava ascoltare, ma da lontano, non poteva intervenire perché “femmina” e gli affari sono cose da maschi. Ma nell’intimo era mia Madre  che contava i numeri, faceva le somme, mio Padre era solo un portavoce, un rappresentante sociale. Nun cunta ma canta (non conta ma canta). Mio Padre era un’analfabeta la persona più dolce e più mite che io abbia mai conosciuto ed amava mia Madre che ricambiandolo con il suo amore stava zitta, tutte le volte che poteva, perché femmina. Nelle Finanze non usavamo il portafoglio ma il borsellino che mia mamma teneva spesso tra le sue enorme tette  da cui probabilmente ho tratto il mio amore per le donne e l’odio per il denaro. La Bocca è il primo organo che abbiamo per conoscere il mondo ed esplorarlo, il modo per possederlo o perché lo mangiamo o perché lo nominiamo. La Bocca è lo strumento con cui amiamo o odiamo gli altri. Neonato, ricorderò sempre quel mondo bianco e rotondo, caldo e profumato di mia Madre.

Vi siete mai guardati la bocca quando mangiate la pasta col Nero di Seppie?

Trofie al Nero di Seppie

By 17/07/2013

Trofie con il Nero di Seppie. Se ti trovi in Liguria e guardi il mare là dove sorge il sole non puoi non vedere il Sud e la Sicilia. Non puoi non abbinare le Trofie al Nero di Seppia. Ma siccome il nero Profondo a me fa paura ho accesso un pò di luce creando dei contrasti con il bianco delle Seppie, il verde dei fagiolini, il giallo delle Patate.

Ingredients

Instructions

  1. Puliamo le seppie facendo attenzione alla sacca di nero che va messo da parte
  2. Dividete i tentacoli dalla testa.
  3. Tritate i tentacoli, mentre fate dei filetti con la testa
  4. Fate soffriggere la cipolla dopo averla affettata sottilmente con un pò d'Olio EVO
  5. Aggiungete i tentacoli tritali
  6. Sfumate con un pò di vino bianco
  7. Aggiungete le sacche di nero
  8. Allungate l'estratto di Pomodoro con un pò di Vino Bianco
  9. Aggiungetelo alla cipolla ed ai tentacoli tritati
  10. Fate ridurre, salate pepate ed aggiungete a chiusura dopo aver spento la fiamma i pinoli tostati
  11. Mettiamo a bollire abbondante acqua salata
  12. Nel frattempo puliamo i fagiolini, peliamo le patate tagliandoli a spicchi
  13. Sbianchiamo prima le patate nell'acqua bollente e li mettiamo a raffreddare
  14. Nella stessa acqua sbianchiamo i Fagiolini
  15. Una volta cotti i fagiolini al dente mettiamoli a scolare, avendo cura di non buttare l'acqua di cottura
  16. Prendiamo una padella e iniziamo a rosolare le patate in olio bollente metendoli da parte
  17. Successivamente rosoliamo i Fagiolini, mettendo da parte anche loro
  18. Ed infine saltiamo i filetti di Seppia
  19. Siamo pronti per calare le Trofie, appena a galla scoliamo
  20. Saltiamoli immediatamente nel sugo di Nero di Seppie
  21. Mettiamo sul piatto decorando con Patate, Fagiolini e Filetti di Seppia saltati
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