Dialogo tra cucina Halaal, Kosher e Cattolica

Quando uso un ingrediente penso sempre cerco sempre l’origine. Mi affanno nella lettura posti sconosciuti, cerco latitudini e correnti d’aria, nuvole, montagne, mari. Ma chi l’avrà seminato chi l’avrà  raccolto e come è arrivato a me. La mente scappa di colpo e viaggia sulla Terra, sorvola l’Acqua, fissa il Sole, Sprofonda nella Galassia e poi mi spingo oltre verso l’Universo, rimango ammutolito e non riesco più a pensare e non mi rimane che credere. Come un semplice pomodoro, una cipolla, una foglia di basilico racchiudono in se una sacralità infinita, la manifestazione del divino o se volete dell’ignoto. Un muro logico ci separa dai perché senza risposte. Bisogna avere Fede qualche volta e credere. Un pomodoro, una cipolla, una foglia di basilico raccolti e mangiati  sono divini dunque. Senza dubbio la cucina è espressione di fede, precetti, tabù, divieti, espressioni della sacralità del cibo, oggi purtroppo soppiantata dal visual merchandising dei supermercati.

In occasione del National Day Santa Sede dedicato alla pace ed alle religione ho elaborato questo menù composto per il 90 % da ingredienti raccolti e per il 10 % pescati. Le combinazioni non sono casuali ma fanno parte di una idea di dialogo e fratellanza, di etica e di rispetto, un equilibrio più facile da trovare in cucina che in politica.

– canapè di pane di grano duro Russello con humus, capuliato e patè d’olive
– pennette rigate al pesto di pistacchio e menta con falafel
– involtini di pesce spada accompagnati da babaganoush
– cannolo ai qandat con granella di mandorle

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