L’amaro in bocca del Cannolo siciliano

Si tratta probabilmente del dolce più conosciuto della Sicilia. Inizialmente preparato solo durante il carnevale dopo è diventato un dolce di uso comune. Infatti è nato come uno scherzo. Cannuolo in siciliano indica la canna dell’acqua, invece dell’acqua si voleva far fuoruscire una crema di ricotta. Le ipotesi sono tante ma la più accreditata è quella che fa risalire il cannolo alle donne arabe dell’Harem e successivamente alla suore di clausura del convento nei pressi di “Kalt El Nissa” oggi Caltanissetta che significa appunto “castello delle donne”. Le donne dell’Harem per omaggiare gli emiri crearono questo oggetto dalle forme falliche, alludendo alle evidenti doti dei sultani. Dopo il Castello fu trasformato in monastero di clausura e le monache continuarono la tradizione, dapprima censurandolo dopo adattandolo alle feste religiose come il Carnevale ed inizio della quaresima. Comunque o che si tratta di concubine o che si tratta di vergini devote a Dio il cannolo dalle evidenti forme falliche e dal sapore voluttuoso è un’invenzione delle donne o meglio dell’immagine di donna che gli uomini da secoli hanno preferito immaginare: vergine o concubina ed il cannolo è simbolo di fecondità, nonchè un amuleto contro il maligno dono del dio Priapo, protettore dei campi e simbolo della sessualità maschile.
Miele ricotta e mandorle, cioccolata, sono gli ingredienti fondamentali a partire dai greci dai romani e per finire gli arabi e con i cattolicissimi spagnoli che introdussero il cacao ed il bigottismo clericale, tanto da far sparire dalla tavola dei siciliani le erbe selvatiche e spontanee raccolte dalle donne tacciate di stregoneria, lasciando l’amaro in bocca della Santa Inquisizione.

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