“La forza di Montalbano è la luce della Sicilia”.

Nicastro_Sironi«La forza di Montalbano è la luce della Sicilia che rende tutto fantastico ma anche l’invidiabile penna di Andrea Camilleri» . Con queste parole Albero Sironi apre la conversazione su “Il gusto di Montalbano” a margine del convegno nazionale della Federazione delle Neuroscienze presso Villa Fortugno a Ragusa.
Dovendo interpretare una serata gastronomica all’insegna della cucina di Montalbano mi sono chiesto quali erano i presupposti gastronomici che governano i libri di Camilleri. Probabilmente il cibo è ovunque, il protagonista principale, sempre presente o evocato anche se mai descritto nei dettagli. L’unica ricetta la ritroviamo nel racconto “gli arancini di Montalbano” per il resto sono piatti classici della tradizione gastronomica siciliana correlati di emozioni e sentimenti. Parto dalla consumazione e dal ritrovamento che il Commissario fa ogni qual volta si trova ad affrontare il cibo in un atto simbolico ricco di segni e di significati. Il frigo della sua casa di Marinella è una sorpresa: può essere pieno di una dalle tante pietanze della sua governante Adelina o vuoto. A me interessava analizzare il vuoto, ovvero la “mancanza“. L’immagine che Sironi ci restituisce è quella di un commissario solo davanti al cibo o se in compagnia comunque “muto” in un rituale religioso silenzio. Il suo mancato complesso Edipico lo porta a non cucinare e a mangiare cibi preparati da altri mai da donne con cui ha una relazione sentimentale solo donne materne ed in alternatine da maschi come Enzo e Calogero che rappresentano il suo complicato rapporto con suo padre. Una reiterata consumazione edipica non risolta vissuta di fronte al mare solo e di fronte al mare il cui il cibo è il viatico affettivo verso una conflittualità paterna risolta solo con la morte. Montalbano ama il pesce ed è un pesce, famose le sue nuotate sul mare ibleo un ritorno ancestrale in un liquido amniotico carico di affetto e dolcezza di una mamma dai capelli biondi come la madonna. Il vuoto scatena il movimento esattamente come quando il popolo contadino siciliano di fronte alla mancanza del cibo. Ed allora il frigo vuoto scatena la potenza della parola in cui il significato evoca elaborati e succulenti piatti delle famiglie aristocratiche. Mi piace pensare che dalla mancanza dal vuoto nascono creatività genialità, nasce l’innovazione il progresso umano perchè è sempre dalla sofferenza che nasce l’amore per la vita e la natura che ci ricorda. Il menu della serata si ispira ai piatti della tradizione evocati dal grande effetto semantico della parola: il cibo che parla di cibo. Non solo il piacere del gusto ma il piacere evocativo della parola ed ancor più dell’immagine. Ci sono molto modi di mangiare e non solo con bocca lo facciamo con la fantasia e spesso il significante esagera e stravolge il contenuto con l’uso della parola oltre che con le forme i colori e talvolta con i sapori. Ed ecco allora le Melanzane a quaglia, ad imitare una cacciagione interdetta perchè ad uso esclusivo dei aristocratici latifondisti, oppure la Melanzana a cotoletta, ad imitare la carne, inaccessibile ai contadini. Oppure sempre la Melanzana a trigghiuledda ad imitare la famosa frittata di piccole triglie da mangiare infarinate e fritte insieme a pomodoro e basilico a forma di frittata, accompagnata da cipolla dolce di Giarratana macerata nell’aceto rosso di vino. Oppure i “piscipanelli” le Panelle palermitane  chiamate in questo modo perchè a forma di piccoli pesci ad imitare una inarrivabile frittura di pesce. La famosissima ricetta di Pisci di Mare, finocchi  femminini, quelli lunghi, tagliati a forma di pesce infarinati e fritti. E per finire la ricetta che per me rappresenta l’apoteosi del potere della parola la Pasta con le sarde a mari. Si tratta di una ricetta che arriva dalla montagna, le Madonie, dove la reperibilità del pesce fresco è rara, contaminazione della classica ricetta della pasta con le sarde senza sarde perchè sono rimaste al mare. Questa deliziosa ricetta è un ennesimo stratagemma della fantasiosa cucina siciliana, che diventa una cucina vegetariana di imitazione che riempie con straordinaria fantasia un vuoto. Le economiche verdure dalla forma dei più costosi pesci inventano la figura retorica gastronomica dell’analogia.  Il Commissario Montalbano ama la cucina è “liccu” goloso come tutti i siciliani, ma non è una semplice passione per la buona tavola, la sua è una relazione affettiva, è un amore quasi infantile per le donne, per le madri. Non fa più paura il frigo vuoto, perchè è grazie a questo vuoto che raggiunge il sublime della semplicità e della bellezza con caciocavallo passuluna e alivi, perchè come abbiamo detto la privazione è creatività. Il caso è chiuso grazie ad un istinto ad una irrazionale intuizione, un lampo di genio che arriva grazie all’energia scatenata da una pasta co nivuru di siccia.
Oggi possiamo dire di come la cucina siciliana abbia contribuito alla cucina vegetarina e vegana moderna. Se prima era una privazione oggi è innovazione. In fondo assistiamo tuti i giorni a neologismi che assomigliamo a quello che fa la cucina vegana imitando piatti classici sostituendo la carne le uova ecc. Ed ecco la Trippa vegana, Carbonare vegana, Hamburger vegano ecc. Scelte non più dettate dall’economia ma etiche e principi salutistiche.
E’ il cibo che parla di cibo è il cibo che parla all’anima.

Menù

Antipasto: Pisci di terra, frittura mista di ortaggi della Cooperativa Flora di Sicilia, con piscipanelli, cazzili e arancine alla norma bicolore e bisapore.
Primo: Fusilli di grano integrale Tuminia del Mulino del Ponte con le sarde a mare (come la pasta con le sarde senza sarde), finocchietto selvatico, pane atturrato, pinoli, uvetta, salsa di pomodoro, pinoli, Ragusano.
Secondo primo: Cavati con Tuma Persa Caseificio Passalacqua dei monti Sicani e pomodorini pixel.
Secondo: Parmigiana di Melanzana con pistacchio e  doppio Ragusano stagionato e fresco, Melanzane a quaglia in salsa verde dell’ azienda vittoriese la Signora Melanzana.
Dolce: Bianco Mangiare al latte di Mandorle, puro semplice materno con scaglie di mandorle tostate e cannella.
Vino: Cerasuolo di Vittoria a cura del Consorzio Ceraruolo di Vittoria

 

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